I TARTUFI

Il primo a scoprirlo, nel 1810, fu un contadino francese, Joseph Talon, che ottenne tartufi da un querceto piantato con ghiande provenienti da una tartufaia naturale. Oggi le specie note sono sostanzialmente nove. Le più note sono il bianco (tuber magnatum pico) e il nero pregiato (tuber melanosporum vitt o tuber rnigrum), seguite dal nero d'inverno, dal moscato, dallo scorzone o tartufo d'estate, dal nero ordinario, dal nero liscio e dal bianchetto o marzuolo.

Il tartufo bianco: dove e quando nasce
Il tartufo, e il bianco in particolare, ha una funzione di sentinella ecologica: in territori ecologicamente degradati tende a scomparire. San Giovanni d'Asso il cui territorio è compreso a cavallo tra le Crete Senesi e la Val d'Orcia è un esempio di ricerca di uno "sviluppo sostenibile". Vi nasce il tartufo più pregiato, laddove l'agricoltura biologica sta sempre più prendendo piede.

Uso, consumo e conservazione
I tartufi si gustano assai meglio freschi nella loro stagione: se proprio si vogliono provare preparazioni "al tartufo", come formaggi, qualche crema, paste ecc. o si vuole qualche tartufo conservato per serate particolari, allora si preferisca ugualmente prenderli sul posto, lasciandosi consigliare magari dalle associazioni locali di tartufai . Piatti di carne, di pesce a addirittura alcuni dessert (mousse di pera al cioccolato, appena spruzzata) si accompagnano nel terzo millennio al Tartufo Bianco.

Scheda tratta dal sito:
comune.siena.it

Torna indietro