CHIANTI CLASSICO
Non
tutto il vino prodotto in
Chianti è
Chianti Classico. Per
avere diritto a una denominazione non è infatti
sufficiente la provenienza da un determinato
territorio, ma devono essere rispettate tutte
le regole previste nel disciplinare di
produzione. E' solo nel 1996 che il
Chianti Classico ottiene
la definitiva consacrazione della sua
importanza e primogenitura: con il Decreto
Ministeriale del 5 agosto la
DOCG Chianti Classico viene
riconosciuta denominazione autonoma, sancendo
una volta per tutte la sua diversità e
indipendenza dagli altri vini
Chianti.
Infine, con le ultime modifiche apportate al
disciplinare nel 2002, sono state inserite
nuove regole qualificanti per il prodotto e per
la denominazione. Una novità saliente riguarda
la base ampelografica (ovvero i tipi di uva che
possono concorrere alla realizzazione di un
vino). Nel nuovo disciplinare sale infatti la
percentuale minima di utilizzazione del
Sangiovese (vitigno a bacca rossa, tipico della
zona) dal 75 all'80%, potendo naturalmente
essere utilizzato anche in purezza (fino al
100%). Insieme al Sangiovese possono essere
presenti altri vitigni a bacca rossa, quelli
autoctoni come il Canaiolo e il Colorino e
altri "internazionali" come il Cabernet
Sauvignon e il Merlot, con una percentuale
massima del 20%, mentre le uve bianche,
Trebbiano e Malvasia, non potranno più essere
utilizzate a partire dalla vendemmia 2006. La
gradazione alcolica minima è di 12° per il vino
normale e di 12,5° per quello della Riserva. Ma
altri fattori produttivi molto importanti sono
richiesti ad un vino per definirsi
Chianti Classico: il
nuovo vigneto entra in produzione dopo quattro
anni dall'impianto, la resa a ettaro non può
superare i 75 quintali (e questo significa 52,5
ettolitri di vino), la pianta deve produrre al
massimo tre chilogrammi di uva. Per consentire
l'armonico equilibrio tra tutte le varie
componenti del vino
Chianti Classico l'immissione
al consumo è consentita dal 1° ottobre
successivo alla vendemmia. Mentre per la
tipologia Riserva, è previsto un invecchiamento
minimo obbligatorio di ventiquattro mesi di cui
almeno tre di affinamento in bottiglia. Oltre
alla gradazione alcolica, di cui si è già
detto, il
vino Chianti Classico deve per
legge avere caratteristiche precise che sono:
Colore rubino vivace tendente al granato con l'invecchiamento
Odore vinoso, con profumo di mammola e con pronunciato carattere di finezza nella fase di invecchiamento
Sapore armonico, asciutto, sapido, leggermente tannico, che si affina col tempo al morbido vellutato
Zucchero massimo di 4 gr/l di zuccheri riduttori
Estratto secco netto minimo 23‰
Acidità totale minima 4,5‰
Infine, ma elemento di fondamentale importanza, il disciplinare impone che, oltre alla vinificazione, anche le operazioni di conservazione, imbottigliamento e affinamento in bottiglia debbano avvenire all'interno della zona di produzione. L'uva più importante che contribuisce a creare il vino Chianti Classico con una percentuale che dall' 80 giunge al 100% è il Sangiovese. E' questo il vitigno che oggi contraddistingue tutti i più importanti vini rossi DOC e DOCG dell'Italia centrale. E' un'uva molto sensibile ai fattori esterni, si tratti di terreno o di clima, e la sua maturazione non è certo precoce e talvolta è discontinua. E' però difficile individuare un altro vitigno che sappia così bene interpretare le caratteristiche di un suolo e modificare i propri profumi a seconda del terreno su cui nasce: cosicché un bouquet floreale rimanda alle arenarie, i frutti di bosco al calcare, il tabacco fresco al tufo. Ma sempre si deve ritrovare, quale che sia la zona di origine, quel sentore di viola mammola che lo stesso disciplinare di produzione individua come elemento caratterizzante e specifico del Chianti Classico. Possono accompagnare il Sangiovese altri vitigni a bacca rossa, tipici della zona o internazionali, ma è il Sangiovese l'anima del Chianti Classico, tant'è vero che già nel disciplinare di produzione del 1996 è prevista la possibilità di utilizzarlo in purezza.
Link al sito ufficiale: Chianti Classico
Colore rubino vivace tendente al granato con l'invecchiamento
Odore vinoso, con profumo di mammola e con pronunciato carattere di finezza nella fase di invecchiamento
Sapore armonico, asciutto, sapido, leggermente tannico, che si affina col tempo al morbido vellutato
Zucchero massimo di 4 gr/l di zuccheri riduttori
Estratto secco netto minimo 23‰
Acidità totale minima 4,5‰
Infine, ma elemento di fondamentale importanza, il disciplinare impone che, oltre alla vinificazione, anche le operazioni di conservazione, imbottigliamento e affinamento in bottiglia debbano avvenire all'interno della zona di produzione. L'uva più importante che contribuisce a creare il vino Chianti Classico con una percentuale che dall' 80 giunge al 100% è il Sangiovese. E' questo il vitigno che oggi contraddistingue tutti i più importanti vini rossi DOC e DOCG dell'Italia centrale. E' un'uva molto sensibile ai fattori esterni, si tratti di terreno o di clima, e la sua maturazione non è certo precoce e talvolta è discontinua. E' però difficile individuare un altro vitigno che sappia così bene interpretare le caratteristiche di un suolo e modificare i propri profumi a seconda del terreno su cui nasce: cosicché un bouquet floreale rimanda alle arenarie, i frutti di bosco al calcare, il tabacco fresco al tufo. Ma sempre si deve ritrovare, quale che sia la zona di origine, quel sentore di viola mammola che lo stesso disciplinare di produzione individua come elemento caratterizzante e specifico del Chianti Classico. Possono accompagnare il Sangiovese altri vitigni a bacca rossa, tipici della zona o internazionali, ma è il Sangiovese l'anima del Chianti Classico, tant'è vero che già nel disciplinare di produzione del 1996 è prevista la possibilità di utilizzarlo in purezza.
Link al sito ufficiale: Chianti Classico




